The incredible export Guru

 


The incredible export Guru

Anno di uscita: 2005©

Supporto: CD con traccia CD-ROM

Etichetta: Frammenti/EthnoWorld/Venus



Tracce

01. Ego tha peso

02. Destroy

03. Tika

04. One absolute truee

05. March to Mars

06. Need to get in contact

07. Pakk

08. Searching for your mind

09. Asian-J-Trip

10. Saraswati

11. Hel piso

12. Mantra-Love-Song

13. Green Man



Francesco Landucci - programmazioni, sitar, saz,sarod,

chitarra,basso,chitarra elettrica,

Ang TeuIng, voce

Pietro Riparbelli - darbuka,djembee

MatteoScarpettini - tabla,pandeiro,berimbao,effetti

MarinaMulopulos - voce


Produzione artistica

Francesco Landucci


Guest

Arup Kanti Das - tabla,voce

Denio Barani - Programmazioni, dj


Progetto grafico

Riccardo Bargellini

PASSIONE ALTERNATIVA

Novembre 2005


L'elettronica che conta, quella di genere che esalta in contemporanea anche la bellezza altrui di diversa gestazione, elettronica che risente l'eleganza attiva, di un collettivo arrivato senza alcun problema di massima capienza, al quarto lavoro inatteso, mimiche facciali di una comprensione che profuma sempre più di accentuamenti dal lato spirituale essenziale, semplicismi di una maturità ormai giunta al termine dovuto, e che oggi rimane sempre più un punto di riferimento per l'innovazione fatta realtà, per la delicatezza silenziosa figlia di tanti sacrifici e molto spirito didattico, incoraggiamenti di un suono cattivo e spensierato, omologato solo in parte, dalla popolarità emarginata di una genialità ancora non capita, ancora definita troppo acerba. Voto:8

a cura di Eugenio Nesci




ROCKERILLA n.532

Maggio 2005


Tilak - The incredible export guru

Nel solco ormai profondo tracciato da Peter Gabriel e dai più arditi sperimentatori fondamentalemente elettronici, ma anche e soprattutto decisamente suggestionati da tutto quanto fa "ethno", ci sono i Tilak di Francesco Landucci a rappresentarci, giunti con "The incredible export guru" alla quarta prova su supporto discografico. Tra Nusrat Fateh Ali Khan e i Fundamental, quella dei Tilak è una gioiosa festa sonora, zeppa di tradizioni, di ogni sorta di strumento etnico, per l'appunto, sia essa una percussione, una tabla, sia esso un magnetico sitar. E altrettanto intrigante è l'esibizione di una vocalist di origine greca, Marina, capace di evocare con le sue estenzioni immagini e colori di pura mediterraneità. Tredici i momenti di questo spettacolo, tredici motivi pop speziati con i sapori della natura e i profumi orientali, serviti su un gradevole tappeto elettronico tutto da gustare.

A cura di Giancarlo Curro




Fuori dal mucchio - Mucchio Selvaggio

Settembre 2005


Gettare un ponte tra Oriente e Occidente, segnatamente tra le loro tradizioni musicali, in modo da dare vita a un unicum sonoro organico e compatto. Un’idea non delle più nuove, ma che in Italia non ha mai attecchito più di tanto. Fanno eccezione i Tilak, che dal 1996 portano avanti un simile discorso di contaminazione e compenetrazione, e che con “The Incredible Export-Guru” sono arrivati al traguardo del quarto album. In particolare, ciò che colpisce di più questa volta è l’ uso dell’elettronica, mai così massiccio, che si concretizza tanto nella presenza delle tastiere quanto nelle programmazioni ritmiche, spesso vicine al dancefloor e ai suoi tempi serrati. Come è intuibile, però, non si tratta che di una metà del tutto, visto che altrettanto importante è il ruolo ricoperto da strumenti e suoni di matrice soprattutto indiana, che si tratti delle corde del sitar o dei battiti delle tablas. Quel che ne risulta è un lavoro ricco di idee e sfumature, a volte avvolgente, altre decisamente più incalzante, altre ancora relativamente minimale, tenuto insieme con piglio sicuro dal polistrumentista

Francesco Landucci, da sempre primo motore del progetto, coadiuvato da tutta una serie di collaboratori, a partire dalla cantante di origini greche Marina Mulopulos. Da una “Tika” che fa incontrare drum’n’ bass, hip-hop e Bhangra al quasi pop di “Green Man” passando per la chitarra acida di “Saraswati”, un CD decisamente interessante, che per essere apprezzato non richiede altro che una mentalità appena un po’ più aperta del solito (www.tilakmusic.com).

A cura di Aurelio Pasini




Trax #3

Settembre 2005


Dalla toscana alla grecia con l'India nel cuore

I Tilak sono una band toscana dal sapore decisamente etnico che inglobano,nella loro musica,diverse suggestioni indiane.Tilak,che in hindi vuol dire fidanzamento,vuole rappresentere l’unione tra cultura occidentale e quella orientale;da li’,l’intenzione di accostare musicalmente le due culture.Quattro album all’attivo,l’ultimo,appena uscito,si chiama The incredible export guru.Francesco Landucci ha dato vita al progetto,di cui è ideatore,nel 1996;all’inizio accostando la musica del suo sitar alla poesia dell’indiano Rabindranath Tagore,fino ad arrivare alla produzione di Nutrimentoelettroacustico,un disco”strumentale,molto rock ma elettronico,con campioni di voci dall’india dall’australia e sample di tabla e percussioni”.Ma la vera svolta del gruppo è l’arrivo,dal secondo album,di Marina Mulopulos,cantante italogreca che caratterizza l’album con uno stile molto personale,accostando testi in greco,inglese e persino in Assiro(con fonetica araba) a suoni del mondo.Ma è l’India spesso e volentieri a farla da protagonista.Tutto nasce quando un giovanissimo Francesco vede la videocasseta del Monterrey International Pop Festival , dove,alla fine del concerto,Ravi Shankar suona davanti a un pubblico estasiato,tra cui jimi Hendrix, il raga Bhimpalasi.”Non avevo mai visto cosi tanta energia nascere da poche note e montare fino ad esplodere dopo circa una ventina di minuti….un estasi totale”.Da quel momento inizia l’avventura sonora dell’artista Landucci,influenzato dalla musica.”Ascolto u8n po’ di tutto,dalla musica classica indiana ed etnica in generale,all’elettronica dei musicisti angloindiani come Talvin Singh e Asian Dub Fondation.Mi piacciono Apex Twin ,Apparat ma anche i sonic Youth.Marina,invece,è sempre alla ricerca delle novità elettroniche e post rock,ed adora i Dead Can Dance”.Un curioso connubio che ha dato vita a The Incredible export guru,un lavoro più elettronico rispetto ai precedenti.“un disco nato suonando insieme alle drum machine,ai synth ed al portatile,sincronizzando loop ed effetti e looppando in tempo reale saze e voci.Per questo ha uno stampo elettronico,anche se in realtà è tutto suonato.Con l’entrata nel progetto delvirtuoso percussionista ed allievo tablista Matteo Scarpettini,il mo Sitar ha trovato le sue sorelline naturali…cioè le tabla.The incredible export guru è cosi una fusione magmatica tra elettronica ed etnica con sfumature che vanno dal rock alla drum&bass.C’è anche molto mediterraneo nel cantato greco di Marina e un sapore mediorientale dato dall’utilizzo del Saze,strumento a corde turco”.

A cura di Gabriella Incalza Kaplanova




ACID JAZZ Magazine N°105

Settembre 2005


Polvere di India e di computer

Elettronica ed etnica: due universi che sempre più spesso si incontrano e si fondono. Offrendo, sempre più spesso, dei risultati artistici di pregio. Anche in Italia, come dimostra l’ensemble toscano.

Il flirt dell’elettronica con le sonorità indiane e mediorientali non è una novità, e compilation di più o meno recente uscita e di diversa qualità dimostrano come i manipolatori di ritmi metropolitani trovino nel fascino di tali tipologie culturali ispirazione per la scelta di determinate soluzioni stilistiche. Il progetto Tilak va forse oltre, non limitandosi superficialmente a campionare ma esplorando l’universo musicale indiano con l’utilizzo di strumentazione tradizionale, da cui il leader Francesco Landucci fu fulminato sulla proverbiale via di Damasco…

“Una dozzina di anni fa un mio amico mi prestò la videocassetta di Monterey International Pop Festival. Al termine del concerto suonava Ravi Shankar. La sua performance mi trasmise una forte energia e la voglia di conoscere la sua musica. Iniziai così ad avvicinarmi alla musica classica indiana. Andai quindi in India, dove acquistai il mio primo sitar e presi le prime lezioni, iniziando a studiare con vari maestri. Ora, per problemi logistici, studio da autodidatta. Ho anche altri strumenti indiani come il sarod, o turchi come il saze, che utilizzo suonando in maniera non tradizionale. Tilak alla lettera significa “segno”,ed è quello che gli induisti si disegnano in fronte… C’è un raga che si chiama “Tilak Kamod” ed è il raga del fidanzamento… Mi piacque l’idea per un fidanzamento tra Oriente e Occidente.”


La cultura orientale non ha mai smesso di affascinare l’Occidente su più livelli di manifestazione artistica, sociale e poetica, tuttavia per Francesco, dopo aver approfondito vari aspetti religiosi frequentando ashram dove si cantavano e suonavano i bhajan, resta principalmente interessato agli aspetti musicali. Le influenze orientali e mediorientali si incontrano con gli schemi pop della musica elettronica occidentale e, perché no, del rock. Tilak si fa dunque portavoce di una commistione stilistica e culturale aperta e vivace.

“Ascolto un po’ di tutto, dalla classica indiana ed etnica in generale fino all’elettronica dei dj musicisti angloindiani come Talvin Singh, Fundamental o Trilok Gurtu. Sono fissato con Aphex Twin, mi piace molto Apparat, ma ho assorbito massicce dosi in passato (e spesso tuttora) di Sonic Youth, Primus, No Means No ecc. Marina Mulopulos, la cantante, è sempre alla ricerca di novità elettroniche, ma ama anche gli storici Kraftwerk, il post rock, l’indie rock. Ultimamente va fuori di testa per gli italiani Disco Drive.”


Come molti oggi, anche i Tilak hanno scelto di appoggiare sonorità etniche su ritmiche elettroniche, invece che tradizionalmente percussive…

“Utilizziamo un accoppiamento tra strumentazione elettronica del tipo drum machine, computer, synth e loop, tutto in sincronia MIDI a strumenti acustici quali il sitar, saze, tabla, darbuka, udu e, chiaramente, la potente voce di Marina. Praticamente un crossover massivo tra strumenti acustici ed elettronici. Il nostro palco dal vivo è un vero intreccio di cavi… Col tempo abbiamo razionalizzato e ottimizzato sempre di più la situazione live di modo che anche se dobbiamo suonare con altri gruppi riusciamo in breve a scablare e spostare la nostra strumentazione. Quando possiamo dal vivo diamo spazio anche a improvvisazioni completamente acustiche o con proprio un minimo di loop fatti in diretta su noi stessi, così non ci limitiamo a riproporre solamente i brani dei dischi, ma proviamo anche cose su cui stiamo lavorando.”


Anche se Francesco non è convinto che la strada dell’elettronica sia quella da percorrere per l’interezza della sua carriera, sicuramente su The Incredibile Export Guru la sua presenza si fa ancora più massiccia che in passato.

“Siamo amanti dell’elettronica, ci piace mischiarla con gli strumenti che suoniamo. Tilak nasce nel ‘96 come mio progetto di musica e poesia, cioè la recitazione delle poesie di Rabindranath Tagore tratte dalla raccolta Gitanjali, accompagnate dal mistico suono del sitar. Ad esempio il primo disco, Nutrimentoelettroacustico del 2000, è praticamente strumentale, molto rock, ma elettronico. Poi, con l’arrivo di Marina nel secondo disco Illusione, c’è stato un ritorno alle radici, dove l’uso dell’elettronica è meno preponderante o comunque non cosi evidente… Ad esempio per capirsi i bassi furono tutti suonati da Enrico Amendolia, attuale bassista di Malfunk e Baustelle. The Incredible Export Guru è un lavoro molto più elettronico rispetto ai precedenti, ma suonato anche con strumenti acustici, infatti hanno partecipato alle registrazioni del disco anche il talentuoso percussionista e allievo tablista Matteo Scarpettini e Pietro Riparbelli. Quest’ultimo cd, uscito per l’etichetta Ethnoworld, vuole essere una fusione magmatica tra elettronica ed etnica, con sfumature che vanno dal rock alla drum & bass. Puoi trovare anche un po’ di influenze mediterranee e mediorientali, apportate dal cantato greco di Marina e dall’utilizzo del saze, strumento a corde turco.”


Come più volte capita di sentire, anche per i Tilak c’è la percezione che l’Italia non sia un Paese facile dove distribuire musica di matrice etnica di una certa raffinatezza…

“Credo che all’estero ci sia più recettività. Per ora la nostra esperienza è quella di aver partecipato all’undicesima Biennale ad Atene di fronte a un calorosissimo pubblico. In più abbiamo collezionato vari passaggi radio a Berlino e Londra.”


Dunque la speranza è di apparire su qualche compilation molto famosa, che potrebbe risultare il trampolino di lancio definitivo per l’estero…

“In alcune delle edizioni di Buddha Bar ci sono delle belle tracce, mentre altre mi risultano del tutto indifferenti. Si tratta comunque di un’ ottima maniera per farsi conoscere, poiché questo tipo di selezioni hanno una distribuzione internazionale, e raggiungono le più disparate fasce di pubblico.”


Il futuro per Francesco Landucci comunque è fatto ancora di sperimentazione…

“Esploro differenti tipologie di sonorità. È uscito il singolo electro-80 “Like A Robot” del mio progetto The Main Course con Devid Lead, prodotto da Mari Più e distribuito da Self, poi “Blended”, sempre con Marina, elettro-pop su Compilation Blu Cammello. Infine ho appena terminato un lavoro in questi giorni, che mi ha impegnato per più di un anno. Credo che si intitolerà Sonata For Out Of Tune Vertical Piano & Computer. Nasce dalle registrazioni di un piano completamente fuori accordatura, abbandonato in una stanza del Centro Residenziale Basaglia (Unità Funzionale Salute Mentale Adulti), a Livorno. Con Tilak, dopo che Marina ha iniziato a fare degli studi di tecnica del suono della voce gutturale, diplofonie che ha approfondito con Gabriella Bartolomei, insegnante specializzata in ricerche vocali, stiamo lavorando a delle cose mantriche con berimbau, ang teu ing e altri strumenti… Vedremo cosa viene fuori.”


Comunque quello che presentiamo noi è un brano speciale…

“Sì, “Tika” è nata diversamente da tutti le altre track. Intanto è praticamente strumentale. Le tabla e la voce, solfeggio indiano, sono di Arup Kanti Das, tablista indiano che da anni vive a Milano. Spesso Arup veniva in Toscana, così ho avuto modo fare con lui qualche jam session e di registrarlo in studio. Da lì ho campionato e manipolato i loop che servivano per arricchire alcuni brani. Arup ha suonato anche con artisti internazionali come Sting o Antonella Ruggiero, ed è stato gentilissimo a farmi usare le riprese. Nel brano ho suonato, a modo mio, il sarod, un altro strumento indiano. Ho fatto con i file del brano un “ping pong” con il DJ e producer Denyo (Denio Barani), che attualmente collabora anche con diverse etichette, sperimentando sonorità ambient applicate a ritmi dance. Ci siamo scambiati le tracce dalla cui rileborazione e fusione è nata “Tika”… La polvere del Tilak!”

A cura di Angelo Manganiello




ROCKIT.IT

Luglio 2005


La ricetta è vecchia e per nulla originale. Prendere tra le mani le sonorità moderne, confonderle con il sapore d’oriente mettendoci di traverso il sitar, il drum’n’bass e il computer lo hanno fatto più o meno tutti, soprattutto negli anni ’90. Qualcuno ne ha approfittato per tirare fuori termini come contaminazione, world music, meticciato, gridando al miracolo a ogni piè sospinto per poi contribuire a saturare il mercato con proposte spesso ai limiti del ruffiano. Allora perché dovremmo appassionarci di fronte all’ennesimo disco di incontro tra culture differenti, nemmeno ci trovassimo di fronte ad una cover del “Pipppero”? Semplice: perché “The incredibile export-guru”, quarto cd dei Tilak, è dannatamente bello, pieno di vita, senza palle pseudo-intellettuali in mezzo, carico di una vagonata di energia. Un disco che è un’autentica scossa, mai sotto tono, adatto a ballare, a farti ritrovare in India senza muoverti da casa. In mezzo c’è il suono di strumenti tradizionali, come il già menzionato sitar, e poi il saze, le tablas, l’elettronica, un pizzico di rock (come in “Saraswati”), le strade di Londra, quelle di Bombay. Quasi come fosse un party, al quale invitare Ravi Shankar (che farebbe bene a lasciare a casa quella noiosa della figlia), Roni Size, le buon’anime di George Harrison e Timothy Leary, gli Asian Dub Foundation. Non sembri una bestemmia, ma a festeggiare ci starebbero bene anche i Jefferson Airplane (ascoltare “March to Mars” per credere) e qualche figlio dei fiori di contorno. Assieme ai Tilak passerebbero la sera a discutere sull’espansione della coscienza e di come la cultura indiana potrebbe continuare ad essere il tramite adatto a raggiungerla. La notte continuerebbe così, tra la voce di Marina Mulopolus a squarciare l’oscurità, facendo finta di fronte a qualche passo falso (gli abusi dance affioranti in “Asian J Trip” e “Hel piso”) con Apu e Manjula ad ascoltare estasiati.

A cura di Giuseppe Catani




MESCALINA.IT

Maggio 2005


Tilak sono arrivati al quarto album della loro carriera: “The incredible export guru” si caratterizza da subito come una tappa fondamentale nell'elettronica etnica più pura. Il progetto di Francesco Landucci questa volta ha dato più peso alle derivazioni elettroniche espresse in una gamma varia di suoni sintetici e rielaborazioni in sede produttiva del disco. La componente etnica, importante caratteristica d'esperienza del gruppo, matura minimale in progressione con il mix di drum’n’bass e del variegato mondo della dance, come già detto presente in maniera massiccia in tutto il disco. Quasi tutte le tracce prendono forma dai beat e dal lavoro del polistrumentista Francesco Landucci che qui suona sitar, saze e sarod. A questa struttura si aggiunge la presenza della bravissima vocalist greca Marina Mulopulos che canta nella sua lingua natale, aprendo un importante ponte culturale verso oriente, e in inglese: il contesto comunicativo di queste tredici canzoni potremmo ambientarlo nella vita notturna delle medine e considerarle come varchi futuri verso le contaminazioni moderne delle antiche civiltà. Il racconto che traspare crea quasi sempre un certo distacco tra tradizione, nella consuetudine quotidiana, e mercificazione, prodotta dalle trasgressioni notturne ormai arrivate a caratterizzare la vita di altri popoli. Questo è quanto ci viene suggerito da quel saze suonato sopra la ritmica drum’n’bass in “Pakk”, o dalla gamma di percussioni presenti (Pietro Ripabelli e Mateo Scarpettini) in “Asian J Trip” che accompagnano, a volte sorreggono, la dance in nervose e tribali frenesie indiane. Troviamo una struttura strumentale tipicamente rock, riconducibile ai precedenti lavori, solo in alcuni momenti, come in “One Absolute Truee”, dove fanno capolino chitarra elettrica e basso (Landucci) e va da sè pensare che nel disco le favorite soluzioni rimangano ampiamente i movimenti ritmici (per intenderci quelli con la cassa che pompa) di “Ego Tha Peso”. Si distinguono, per il curato lavoro compositivo, la parentesi minimal funk di “Tika” e la dance di “Green Man” che sfocia, grazie alla voce di Marina, in soluzioni pop che non disdegnerebbero il passaggio nelle poche radio illuminate esistenti. Non rimane altro che gustarci il video di “Green Man” e tendere l’orecchio verso le onde radio, si sa mai che i Tilak un giorno possano diventare un fenomeno da hit.

A cura di Vito Sartor.




Kronic.it

Maggio 2005


Una decisa sterzata elettronica quella dei Tilak, con una prevalenza drum’n’bass coniugata ad un’impostazione etnica nelle sonorità e nel cantato. Rispetto al passato di “Illusione”, in cui l’attitudine rock acustica dominava sulle incursioni dei macchinari, oggi la formazione di Francesco Landucci prosegue il percorso intrapreso con “My Pillowcase”, analizzando nel profondo la possibile commistione fra occidente ed oriente, in un romanzo impegnato nel tentativo di legare passato e presente. L’approccio sintetico tende così ad occupare tutto lo spazio (l’eccezione è il fasullo rock di “One Absolute Truee”), sfruttando la voce (divisa fra greco ed inglese) di Marina Mulopulos per contaminare ulteriormente la proposta. L’abbondante ritmicità (“Tika”) potrebbe anche far pensare ad una dance in voga nel medioriente, mentre le potenziali aperture più accessibili (l’immediata “Green Man”) rischiano di essere annebbiate dall’andamento globale di un album indirizzato verso altri lidi. “The Incredible Export-Guru” è un’interessante rappresentazione di diverse realtà, in apparenza inconciliabili eppure curiosamente apparentate. Il cerchio non è ancora stato chiuso, ma il futuro incuriosisce.


A cura di Marco Desolato




Movimentoprog


Il guru della nuova world music nel suo quarto disco elettronico

Quello che Luca Ferrari chiama "global folk" nel suo "Folk geneticamente modificato" (Stampa Alternativa 2004) ha trovato diverse sfaccettature: dall'approccio jungle di Fiamma Fumana a quello trip hop dei Gai Saber, fino al progetto Tilak. Ideato e realizzato dal polistrumentista toscano Francesco Landucci (moderna versione di un antico cercatore musicale), Tilak è un calderone di gran fascino che in qualche modo riflette le numerose passioni del suo demiurgo, dalla musica etnica all'art rock, dall'elettronica alle nuove tendenze drum & bass, da Peter Gabriel a Trilok Gurtu. Tilak nasce come progetto di musica e poesia sulla base del "Gitanjali" di Tagore, poi si evolve in un gruppo aperto che trova in "The incredible export-guru" la quarta materializzazione. Disco ipnotico, avvolgente, ossessivo a tratti, suadente e vellutato in altri, "Export-guru" vede anche nel suo immaginario protagonista l'alfiere di questa continua esportazione di ritmi, tendenze, pensieri e generi musicali. Il "leit-motiv" del disco è caratterizzato dalle tessiture: sitar e percussioni indiane si stemperano su basi elettroniche, tutto guidato dalla voce dell'italo-greca Marina Mulopolus. "Ego Tha Peso", "Destroy" e l'ossessiva "Searching for your mind" sono i pezzi con il maggior impatto, magari scontati e prevedibili in certi scatti e soluzioni ma vincenti per la cura sonora e lo slancio mistico. Non mancano episodi "devianti" come lo spiazzante funk di "Saraswati" oppure "Tika", che ficca samples vocali su loops serrati. "Pakk" è un incalzante brano strumentale guidato dal saz, che torna nell'incantevole pausa acustica di "Hel Piso". Album lontano dalle proposte dell'area prog, potrà piacere ai nostri visitatori per lo spirito audace ed "esploratore". Esotismo contemporaneo e pop elettronico dal cuore antico: un bel disco.


A cura di Donato Zoppo

Estratti di recensioni