Recensioni Connections
ROCKIT
Francesco Landucci torna a farsi sentire dopo tre anni di silenzio, mettendo nuova carne al fuoco per il suo progetto di contaminazione tra musica etnica ed elettronica. La sperimentazione non lo spaventa e compie un viaggio rock che pur mantenendo la radice popolare si amplia verso nuovi orizzonti. Tra reggae e orientalismo, l'abbondante ora di musica contagia facilmente l'ascolto e dalla mente, che già immagina una danza del ventre in chiave moderna, attraversa tutto il corpo per fare battere a tempo il piede sotto il tavolo. È un disco espressione di culture diverse che accoglie per la sua realizzazione collaborazioni preziose, tra gli altri il percussionista brasiliano Andre Luis Costa che si cimenta con mandolino e berimbao. Nota di merito va anche a Elisa Galli, al suo debutto discografico, la cui voce calda e mediterannea smussa gli angoli che paiono più ostici. La chiave di lettura è uscire dagli schemi mentali preposti e troppo rigidi, per abbracciare una corrente elettro-etno che prende piede in modo deciso, mai prepotente. La musica etnica, in un primo momento snaturata nel suo intimo, piano piano sposa il nuovo gusto, più ibrido. Accanto al supporto ritmico creato dagli strumenti classici quali la tabla, per la quale ci si avvale della presenza incontestabili di Matteo Scarpettini, si insinua la matrice elettronica a fare da collante.
La svolta anticonvenzionale che veicola non deve spaventare, ma incuriosire. Tilak non è un progetto novello, ma ben navigato, la ricerca sonora seppur istintiva non è sprovveduta. È un album di dis-connessioni.
GUITAR CLUB
Torna dopo tre anni di silenzio ed irrompe con fragore,il progetto Tilak del compositore polistrumentista Francesco Landucci,definito in passato dalla critica,come guru dell'etno-elettronica della penisola.Oltre a suonare numerosi strumenti a corde come sitar,saze e siter,questo lavoro conferma quanto già detto sull'autore come artista-catalizzatore,impegnato tra strumenti acustici ed elettronica.
Rilevante il supporto ritmico creato dall'impeccabile Matteo Scarpettini alle tabla e alla sua infinità di percussioni e da Andre Luis Costa Lomi,percussionista brasiliano che qui suona anche mandolino e berimbao.
Debita premessa:sin dal primo ascolto ci si rende conto che si tratta di un lavoro discografico originale,piuttosto distante da ciò che il mercato suole proporre;un plauso,dunque,a questo progetto,frutto della geniale intuizione della produzione ad opera di Beppe Aleo (VideoRadio) e Rai Trade (anche editori dell'opera).
Pulsanti masse sonore elettroniche,rock riff e parti polistrumentali etniche,si connettono per dar vita a un favoloso viaggio che rapisce per le suggestive linee vocali tracciate dalla cantante italo-greca Marina Mulopulos.(Attiva nel progetto già dal 2002 e che ha anche donato la sua voce agli Almamegretta).E doverosa la citazione a Massimo Pasca aka Papa Massi(cantante dei Working Vibes,band che in Italia ha aperto gli show di artisti del calibro di Ben Harper,Ziggy Marley,The Wailers) qui impegnato col suo tocco reggae,a personalizzare i brani che lo coinvolgono.Insomma ,è difficile definire un album come questo,ricco come è della straordinaria quantità di generi musicali che bazzica ma che,grazie all'opera del leader del progetto,convivono in perfetta simbiosi ed armonia.Ma passiamo alla track list."L'amore è l'energia" è un brano in cui rock,musica elettronica ed etnica si sposano in un cerimoniale sublime sostenendo la bella voce di Elisa Galli (cantante agli esordi discografici),che si appoggia leggera su questo turbine sonoro."Lu rusciu dell'amore" è un brano dal sapore mediterraneo,in cui strumenti come saze e tammorra,abbinati alle percussioni brasiliane e suonate su un devastante ritmo drum&bass,creano una miscela esplosiva tra elettronica e strumenti acustici sapientemente miscelati,atti ad innalzare la voce di Massimo Pasca impegnato in un canto tra un mondo antico e uno moderno.
In "Armonic Accordion" avviene una sorta di vocalizzo pigmeo che,partendo da un unica voce,si sviluppa in un coro tribale,mentre in "Perceptions" è il canto di Tuva a trasportare l'ascoltatore in paesi magici quali Tibet o Mongolia."Magic Macumba",dal canto suo,conduce invece in chissa quale foresta equatoriale,spettatori di rituali magici che portano alla trance di "Voodoo Mantric Child" con il suono del sitar che ipnotizza.
Una connessione (è proprio il caso di dirlo...) di circa 80 minuti,con un mondo fatto di magia sonora,che cattura tutta l'attenzione dell'ascoltatore:il mondo della quinta fatica discografica di Landucci,il quale,qui ribadisce il suo sapere e la sua curiosità ad esplorare gli ambiti sonori più diversi.
Franco Rossi
MESCALINA
Ma da dove vengono questi artisti, quale il contesto sonoro che li ha generati ? Certamente una apertura mentale trasversale verso i suoni senza bandiera, perché di tutte le bandiere, e una illimitata compiuta capacità di risonanza agli stimoli musicali.
Suoni meticci, identità intrecciate in continuo movimento hertz che fluttuano, psichedelizzano; aboliscono gli argini della materialità quando “parlano” di elettronica, etnica, world music, avanguardia o new music; questi artisti guardano alla tradizione, la reinventano e la reinterpretano con sorpresa, ce la fanno incontrare, commistionando passato e presente nei loro progetti fulminanti che invogliano a ricominciare a viaggiare attraverso i suoni del suono.
“Connections” è l’album del “terzo occhio” Tilak, progetto di Francesco Landucci, compositore e polistrumentista toscano, ma è un grave errore geografico collocarlo in una zona predefinita; la sua musica rimbalza tra i due emisferi terrestri, e ci fa approcciare nell’incontro/scontro – inteso come stordimento di libidine auditiva – tra occidente e resto del mondo, il tutto fissato nella purezza espressiva della musicalità “Altra”.
Connessioni atavico/contemporanee in 17 takes che, come in una road map sensoriale, si snodano tra traditionals e dance, ragamaffin, rock, jazz, jungle, drum’n’bass; un acido lisergico legalizzato che invece di bruciare neutroni, li rigenera e li fa proliferare senza controllo. Non sono spot sonori a cavallo di continenti, ma uno stato mentale senza patria, colorato ed elettrizzante in cui si riconoscono al tatto d’orecchio le ispirazioni di grandi maestri quali Trilok Gurtu, Asian Dub Fondation, Zakir Hussain, Shivkumar Sharma, Talvin Singh, fino ad arrivare alle napoletaneità meltin degli Almamegretta, 99 Posse, Meg, Polina.
78 e giù di lì minuti di dissolvenze e tecnologia, di mondi che interagiscono con la diversità delle loro casse di risonanza e che l’artista Landucci trasforma in un disco che non tocca i piedi per terra, perfetto nel mantenimento concentrativo di alcuni capisaldi metodologici essenziali, e micidiale nella fusion di effetti, sovraincisioni e di una elettronica di alta qualità sonora.
India, Brasile, Africa, Mediterraneo e Terra in “Connections” esplodono tra sitar e samplers, berimbau e programming, mandolino e sequencer, percussioni e beat; un meccanismo che ci introduce in un percorso sonico superlativo, un work in progress formato cd, che si immerge in un flusso straordinario di tappe musicali che si espande in ogni dove.
Da citare, tra la lounge list dei musicisti che imperversano in questo album, la bellissima voce della cantante italo-greca Marina Mulopulos (Almamegretta) e Massimo Pasca (aka Papa Massi) del gruppo reggae Working Vibes.
Qualcuno continuerà a preferire la “genuinità del portato tradizionale”, qualcun altro sentirà che i mixed-pot musicali a 360 gradi di Francesco Landucci sballano e fanno sballare alla grande recependone le spore psicoattive del loro intento; fatto stà che queste “polifonie” ricercate e di autentica ricchezza sonora fanno di questo lavoro un gioiello prezioso, che tutti noi vorremmo avere come un tilak rosso della tradizione indù, in mezzo alla fronte. E gia che siamo in tema, un disco a “tre stelle”!
Rockerilla
Niente di puro se non il suono.Contaminazione aggrovigliata e produzione cristallina nel nuovo Tilak.Per la quinta volta Landucci e soci spazzano via confini senza alzare polveroni.
Se per loro fama e panorama stilistico avessero raggio equipollente sarebbero già comparsi più volte su compilation quali Buddha Bar o simili,sonorizzando locali in ogni dove.
Riprovano oggi,in avvio occhieggiando anche al posse style scuola Sud Sound System (con la voce di Massimo Pasca dei Working Vibes in tre canzoni),mantenendosi comunque altri e alti in quanto a gusto e profilo.
Poi è parata planetaria di strumenti etnici in chiave modernista per un viaggio in 17 tracce;fra sitar e taranta,capoeira e Asian Dub Fondation,Voodoo e raga elettrici,Macumba e Makeba(R.I.P),mantra tibetani e scale arabe.Marina Mulopulos(dal 2006 anche con Almamegretta)osa ormai con sicurezza con le sue corde vocali.Elisa Galli,new entry del collettivo,cantando "Mad Hatter" e "Yellow Flowers",centra due brani che avrebbero risollevato il semiflop dell'ultima Madonna.Cosmopoliti dalle profonde radici,i nostrani Transglobal sono forse addentro a ciò che suonano per emergere dall'Underground,ma ci si accorge del loro segno anche senza il terzo occhio.
Diego Capelli
JAM
Progetto musicale del compositore e polistrumentista Francesco Landucci,sulle scene da una decina di anni,Tilak torna con un nuovo convincente viaggio sonoro tra etnica,elettronica,pop,raggamuffin e rock.
Strumenti tradizionali come sitar,saze,tabla,percussioni brasiliane si alternano e si mischiano,coordinati dalla bella voce della cantante italo-greca Marina Mulopulos(anche con gli Almamengretta),dagli interventi rappati di Massimo Pasca,cantante dei Working Vibes,ed Elisa Galli che regala aperture pop.
Culture diverse si incontrano dando vita ad una commistione sonora che deriva da una naturale ricerca.Diciassette brani in un disco pieno di influenze provenienti da più parti del mondo.
Federico Valli